2 parole sulla Manovra Economica e i tagli alla Scuola

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Tutto avrei immaginato in vita mia fuorché rimpiangere il prestito forzoso che impose Prodi nel 1996 allorquando, per entrare in Europa, mise le mani nei conti correnti degli italiani, di tutti gli italiani. Oltretutto parte di quel prelievo lo restituì ad ingresso avvenuto. Ne abbiamo dette di tutti i colori di quella manovra ma a confronto di quella che sta per essere varata in questi giorni è un sollucchero. Questo decreto legge non colpisce tutti gli italiani colpisce solo gli statali (forze armate e ministeriali) e, a ben vedere, c’è da chiedersi se gli statali siano italiani, dal momento che viene pubblicizzata accompagnandola con lo slogan “non abbiamo messo le mani in tasca agli italiani”. E c’è anche da chiedersi se un provvedimento che colpisce così palesemente solo una parte degli italiani sia costituzionale ma, anche in questo caso, visto che chi doveva firmarla l’ha firmata non ravvisando alcuna imparzialità, vuol dire che, forse, gli statali non fanno testo.

Tutto bene quindi, “non sono state messe le mani nelle tasche agli italiani”, la missione è compiuta, il grande feticcio è salvo e soprattutto è salvo il “popolo delle partite IVA”, il grande serbatoio di voti di questo Governo (e dell’evasione fiscale).
Per gli statali beh…cosa vogliono…sono stati sempre dei privilegiati, non hanno perso il posto (e chi lo ha detto?), hanno goduto di aumenti superiori alla media (ma gli insegnanti non erano i peggio pagati d’Europa?), hanno la pensione… (ormai…alla memoria).
Di fronte alle osservazioni che piovono in questi giorni i rappresentanti del Governo hanno la risposta pronta: dovevamo ridurre la spesa pubblica…anche gli altri stati lo hanno fatto…le agenzie di rating (le stesse che ora vogliono imbavagliare) ci guardano…ecc.ecc.
Per la verità non tutti i Ministri hanno sbattuto i tacchi e detto signorsì a questi provvedimenti, c’è qualcuno, mi riferisco al ministro Bondi, che ha mostrato tutto il suo disaccordo verso la manovra in prima stesura e, infatti, nella seconda sono stati stralciati i tagli a enti e fondazioni culturali.
Per gli insegnanti invece, nel Governo, nessuno ha aperto bocca. Non una parola, non una lettera, non una vocale. Silenzio assoluto. Chi doveva difenderli, nonostante siano i più colpiti dalla manovra, si è dileguato.
Tutto avrei immaginato in vita mia fuorché rimpiangere la Moratti, che difese a spada tratta la Scuola dai tagli forsennati di Tremonti. Altro spessore, altra stoffa, altra statura, altro piglio e per questo…“promossa” a Sindaco di Milano.

Ma intanto ci troviamo qui a fare due conti e a scoprire che i contratti saranno congelati per 3 anni (che equivale ad una perdita salariale di 1500/1800 euro); che saranno bloccati per 3 anni gli scatti di anzianità (con una perdita salariale media di 6000 euro) e, non essendovi cenno ad un loro recupero, la quasi impossibilità di raggiungere il massimo della pensione per una categoria a cui si chiede, per accedervi, la laurea, il tirocinio, ecc.,. A questo si aggiunga l’inflazione che nel frattempo farà il suo mestiere erodendo il potere d’acquisto, l’elevazione a 66 anni dell’età minima per il pensionamento (a cui si aggiungerà l’automatismo del ministro Sacconi legato alle aspettative di vita); la rateizzazione della liquidazione e chissà cos’altro visto che il testo del decreto ancora non si conosce in tutte le sue parti e visto che l’unica versione diffusa finora è in un formato illegibile.
E il bello deve ancora venire, quando, in pompa magna, verrà divulgato il provvedimento per premiare il merito a cui, ovviamente, la maggior parte non potrà accedere. Oltre al danno la frustrazione.

Cosa fare a questo punto? Scioperare? Assolutamente no, faremmo un gran favore al Governo che risparmierebbe bei soldoni su cui, probabilmente, ha già fatto conto. Molto meglio manifestare di sabato, come ha finalmente suggerito Bonanni, in modo da farci sentire senza essere penalizzati con trattenute sul magro stipendio. Ma non basta. Incrociare le braccia e lavorare il meno possibile? Giammai, si farebbe il gioco di chi vuole distruggere la scuola pubblica e poi, chi insegna lo sa bene, è impossibile non lavorare in classe, si verrebbe mangiati vivi dagli alunni. Al massimo si potrà fare più attenzione a quello che ci compete o non ci compete nelle nostre mansioni (gite, 40 ore ecc.).

Cosa fare allora? Da parte mia ho in mente una strada che certamente non è la più semplice, nemmeno la più veloce ma, secondo me, è la più incisiva.
Parte da un concetto-guida: “Mi hai condannato all’indigenza? E io faccio l’indigente!”. Nei prossimi tre anni non cambierò casa, non cambierò l’auto, non comprerò vestiti né accessori di alcun genere, non comprerò gratta e vinci né qualsivoglia altra lotteria, né tantomeno giocherò a lotto o superenalotto, non comprerò profumi, libri, giornali, non andrò al ristorante e neppure in pizzeria , non andrò al cinema e neanche a teatro, se farò vacanze andrò in paesi dove si vive bene e si spende poco, utilizzando voli low cost e offerte last minute, diventerò un esperto in offerte speciali comprando esclusivamente le cose superconvenienti, a costo di comprare dieci cose in dieci negozi diversi, diventerò un assiduo frequentatore dei discount, rimanderò tutte le spese per la casa, farò attenzione alla prevenzione della salute mia e di chi mi sta intorno per evitare costose visite mediche ecc. ecc. In una parola diventerò taccagno come zio Paperone e, state certi, la parte di quel frescone con le buste della spesa a cui tutti dicevano grazie, pubblicizzato ai tempi del primo governo Berlusconi, io non la farò.
A cosa servirà tutto questo? A nulla…se sarò solo.
Ma se per caso una buona parte di quei quasi 4 milioni di dipendenti dello stato facessero altrettanto ne vedremmo delle belle. Basterebbe che per qualche mese le rilevazioni Istat mettessero in luce una contrazione del PIL vedreste come lor signori farebbero marcia indietro! Non hanno capito che i dipendenti pubblici rappresentano la spina dorsale dei consumi proprio in virtù dello stipendio magro ma fisso. In alcune famiglie, con entrambe i coniugi impiegati statali, il danno triennale sarà di circa 15.000 € e questo non potrà non avere riflessi sui consumi e sul timore del tenore di vita futuro. Non hanno voluto mettere le mani in tasca al popolo delle partite IVA, nonostante possano scaricare dalle tasse anche l’aria che respirano, nonostante che storicamente siano i maggiori produttori di evasione fiscale, nonostante che, con l’euro, abbiano raddoppiato dalla sera alla mattina il costo delle merci. Visto che non ci pensa il Governo a coinvolgere tutti i cittadini in un doveroso sforzo di risanamento ci pensiamo, indirettamente, noi.

In un sistema capitalista e consumista come quello in cui viviamo, non consumare è l’atto più rivoluzionario, eversivo, distruttivo e dimostrativo che possa esistere, ma l’iniquità che abbiamo subìto è stata talmente grossa che merita una risposta altrettanto dura. Preparatevi anche a qualche bella secchiata di sensi di colpa: licenziamenti, disoccupazione ecc. ecc. e anche alla relativa risposta: “ridatemi il maltolto e io ricomincio a consumare”.
Ma c’è dell’altro, oltre a non avere gli aumenti di stipendio e gli scatti di anzianità, oltre a dover andare in pensione a 65 o, pare, a 66 anni e oltre (per l’adeguamento alle aspettative di vita), oltre ad avere la rateizzazione della buonuscita, prepariamoci anche agli aumenti delle addizionali Irpef che comuni, province e regioni, anche loro colpiti dalla manovra, applicheranno ai nostri stipendi.

E tutto questo per che cosa? Per non volere minimamente intaccare il capitale di chi ha accumulato, chissà come, ingenti patrimoni. Si colpisce il reddito per non colpire il capitale che neanche ai tempi del fascismo era così tutelato. Prendiamo ad esempio l’ICI: ben venga l’esenzione sulla prima casa ma io conosco persone che da sole occupano appartamenti di 200mq. L’esenzione sulla prima casa dovrebbe essere legata alla consistenza del nucleo familiare che la occupa (ad es. 50mq. 1 persona, 80mq 2 persone, 100mq 3 persone e così via); l’imposta dovrebbe essere fortemente progressiva in base al numero di unità immobiliari che si possiedono (abbiamo sentito che ci sono parlamentari che hanno 40 appartamenti, figuriamoci se approverebbero) e via di questo passo. Colpire il reddito e tutelare il patrimonio permette a chi lo possiede di tramandarlo indenne nei secoli dei secoli impedendo, a chi parte da zero come i giovani, di raggiungere una sia pur minima agiatezza.
Quindi, “non mettere le mani in tasca agli italiani” non è la soluzione, è il problema, perché si fa ricadere sulle spalle di pochi gli oneri che dovrebbero riguardare tutti.