Abuso di mezzi di correzione, sentenza della Cassazione

L'insegnante e' stato riconosciuto autore a danno dei propri allievi di aver dato pugni, chiuso in armadi, fatto spogliare, e altri fatti.
In appello la sentenza e' stata ridotta da 8 a 3 mesi.

L'imputato ha sostenuto che: "rispondeva essenzialmente alla necessità di trovare un dialogo con una classe "impossibile", al fine, comunque, di insegnare qualcosa agli alunni."
La sentenza prende posizione sulla distinzione dell'abuso di mezzi di correzione dai maltrattamenti, piu' grave reato.

La Cassazione entra anche nel merito della utilità di detto comportamento: "ricorre il concreto rischio di rilevanti conseguenze sulla salute psichica del soggetto passivo, essendo, ormai, opinione comune nella letteratura scientifico-psicologica che metodi di educazione rigidi ed autoritari, che utilizzino comportamenti punitivi violenti o costrittivi, come quelli realizzati dall'imputato, siano non soltanto pericolosi, ma anche dannosi per la salute psichica, così da essere responsabili di una serie di disturbi variegati e complessi: dallo stato d'ansia all'insonnia e alla depressione, fino – quando il trauma si è verificato nei primi anni di vita - a veri e propri disturbi caratteriali e comportamentali nell'età adulta."

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