google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0 TUTTOPROF. google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0

In America si insegna così

Lettera di un insegnante italiano in USA al Blog di Beppe Severgnini

Caro Beppe/Italians, si e` parlato di scuola in Italia, cosi` vorrei parlarvi della mia esperienza di insegnante in una scuola superiore pubblica qui negli USA. Prima di tutto, sappiate che le scuole (pubbliche) sono molto diverse da stato a stato: stipendi, programmi didattici, contratti lavorativi etc. Io insegno (matematica) nella regione di Philadelphia. Prima di venire qui ho insegnato in Italia (superiori), poi nel South Carolina. Ecco alcuni dati (mi limito al punto di vista dell’insegnante). 1. L’esame di abilitazione lo fai quando vuoi, ed e` (troppo) facile. 2. Non esistono concorsi: se sei bravo, ti assumono con un regolare colloquio e lettera/e di raccomandazione (intendo all’americana, cioe` una raccomandazione oggettiva e verificabile, scritta da ex preside o simile). Spesso ti fanno insegnare una lezione per vedere come te la cavi in termini di preparazione e rapporto con gli studenti. 3. Dopo tre anni di servizio “soddisfacente” diventi “tenior” cioe` di ruolo. 4. La giornata lavorativa e` dalle 7.20 alle 15, dal lunedi` al venerdi`. Bisogna restare nell’edificio (a parte la scappatina al bar per un caffe`). Ore di insegnamento attivo (con studenti in classe): 22-23 in settimana, il resto preparazione, correzione temi, sorveglianza, lettura “Italians” etc… 5. Gli stipendi vanno da $35000 a $98000 lordi l’anno, a seconda degli anni di servizio e del tipo di laurea (“normale”, master, o phd). Dopo 15 anni si raggiunge il massimo di anzianita` salariale. 6. Le attivita` dopo scuola sono remunerate separatamente (molti clubs e sport). 7. Contratto triennale molto dettagliato, e solo per il nostro distretto scolastico (4 scuole in tutto). 8. Negli ultimi anni e` diventato molto difficile trovare un posto in una buona scuola, mentre e` relativamente facile insegnare in aree povere (rurali o urbane che siano).
Per me il punto 2 e` stato come essere in paradiso. Il punto 4 potra` sembrare pesante, in realta` anche in Italia lavoravo tanto quanto ora. Saluti,
Massimo Malossini, maxmalossini@gmail.com

Le 6 Ore In Più? Una Furbata Della Ragioneria Generale Per La Casta

Lucida analisi di Oscar Giannino, apparsa su Tempi.it, che, oltre a indurre alla riflessione sulle effettive angherie della casta, la dice lunga sulla effettiva fedeltà del funzionari della Ragioneria della Stato. 
Commentando le vessazioni della legge di stabilità a carico soprattutto della povera gente, Giannino afferma: “Quando si scopre che è la Ragioneria generale a decidere di aumentare di 6 ore in assenza di corrispettivo l’insegnamento frontale dei docenti delle medie e superiori, non si sa se ridere o piangere. Così si risparmia sulle supplenze affidate ai precari, certo. Ma comparate questa misura a quanto è successo negli stessi giorni al portafoglio dei mandarini di Stato. La Corte costituzionale ha deciso per loro, e i giudici hanno ringraziato. Gli italiani perdono reddito a livelli record. Ma questo riguarda noi, poveri sudditi. Chi indossa la livrea del sovrano pubblico incassa. Il Tesoro dovrà trovare altri pacchi di milioni per restituire denari a chi dallo Stato ne prende più di 90 mila l’anno. Usciranno come sempre dalle vostre tasche. Mica è solo quella politica, la casta intoccabile.” 
Il problema però, secondo Giannino, e che tutto questo meccanismo di restituzione di soldi ai burocrati “puzza di bruciato sin dall’inizio”. 
Infatti “quando due anni fa Tremonti chiese un contributo di solidarietà del 5 per cento ai pubblici dirigenti sopra i 90 mila euro, e del 10 sopra i 150 mila” i tecnici della Ragioneria generale, che hanno scritto materialmente la norma, capendo benissimo che si rivolgeva contro di loro, l’hanno formulato con la consapevolezza del vulnus in modo che la Corte non avrebbe potuto fare altro che annullare la legge di solidarietà che li colpiva. 
Per Giannino infatti i funzionari della Ragioneria non avrebbero mai potuto “ignorare che andava formulata per bene proprio per evitare di incappare nell’ovvia obiezione di incostituzionalità per lesa eguaglianza. 
Invece la norma è stata proprio scritta – da coloro al cui reddito si applicava – strizzando l’occhietto alla Corte. Che, venuto il suo turno, non ha mancato di sparare. “ 
Ma l’economista aggiunge ancora: “Il punto non è tanto e solo la mancata previsione di un analogo contributo per i dirigenti privati, ma di aver omesso che la soglia del reddito nel pubblico valeva sia per chi è contrattualizzato, sia per chi, come giudici e militari, non ha contratto, sia per chi la superasse per indennità integrative, contrattualizzate o meno. 
Capitava così che il taglio scattasse per i dirigenti dell’Agenzia delle entrate, ma non per quelli di Sogei. 
Non ci credo che chi ha fatto errori così pedestri sia un somaro. 
È un beneficiario interessato ad aggirare un taglio, e ha ottenuto il suo fine. La Corte, per non farci mancare nulla, ha aggiunto anche la restituzione ai giudici degli adeguamenti automatici retributivi – quelli che abbiamo levato ai pensionati al minimo – scrivendo che sono garanzia di «serenità e indipendenza del magistrato». 
A questo punto di disperante asimmetria per cui lo Stato prende e il suddito paga, è solo una chicca barocca. Il supremo scherno che gli intoccabili riservano a noi paria.” 
E di fronte a quanto sostiene Giannino c’è quantomeno di rimanere allibiti, sia per l’assenso del ministro ad accettare una ulteriore stangata a danno dei docenti e della scuola per favorire funzionari probamente “infedeli”, e sia per l’ulteriore ignobile colpo contro i lavoratori che lavorano e penano e subiscono mazzate per mantenere privilegi, tenori di vita altissimi e benessere a presunti filibustieri sempre all’arrembaggio nelle tasche degli altri. 
Più che sconfortante. 


di Pasquale Almirante su http://www.tecnicadellascuola.it

Aumento a 24 ore: lettera del Presidente del CiDi Napoli


PROPOSTA INDECENTE

Dopo una ridda di indiscrezioni e di parziali marce indietro sembra che l’articolo che prevede un orario di servizio di 24 ore a parità di stipendio per gli insegnanti della secondaria sia rimasto inalterato nel Disegno di legge che il Governo proporrà al Parlamento, anche se (bontà sua) il ministro Profumo, con i suoi ineffabili colleghi, si mostra disponibile alla discussione e a modifiche, purché “a saldi invariati”.
Ecco, ai nostri governanti la scuola appare così: un limone da spremere finché non avrà più succo, finché resterà avvizzita e inaridita; non basta che abbia contribuito per l’86% al risparmio della spesa statale, che abbia subito il blocco di retribuzioni già in coda a tutte le classifiche europee, forse c’è ancora qualcosa da cavarne.
Peccato! Molti di noi pensavano che il ministro Profumo, un accademico di rilievo, uomo di sinistra (è stato candidato alle primarie del Pd per il comune di Torino), avrebbe potuto ridare slancio ad una scuola falcidiata dai provvedimenti di Gelmini-Tremonti.
Ma così non è stato. Tuttavia dispiace che l’ex-rettore mostri così palesemente di condividere i peggiori pregiudizi brunettiani, che ormai da anni colpiscono la scuola e i suoi operatori.
A quale altra categoria, se non a presunti fannulloni, si potrebbe imporre un incremento di un terzo dell’orario di lavoro a parità di stipendio senza colpo ferire?
Certo, l’orario di lavoro degli insegnanti potrebbe apparire estremamente ridotto, se confrontato con quello previsto da contratti di altre categorie, anche all’interno dello stesso comparto pubblico. Ma, a parte il fatto che l’insegnamento può essere considerato un lavoro certamente usurante, come dimostra il drammatico incremento della sindrome di burn-out tra gli insegnanti, e che il contratto di lavoro prevede comunque 40+40 ore di impegno collegiale (ma forse il Ministro le considera un’inutile perdita di tempo, o un modo di impiegare amenamente le giornate), chi può credere, se non un osservatore prevenuto e distratto, che l’impegno dell’insegnante si riduca alle lezioni? E non vanno preparate? Magari con quelle slides e con quegli strumenti digitali che tanto piacciono al Ministro? E i compiti in classe? Non vanno elaborati e corretti? E giudicati e valutati? E commentati e magari riproposti? Ormai quasi tutte le discipline (anche Educazione Fisica) prevedono alle superiori il doppio voto, orale e scritto (un residuo ottocentesco che ormai andrebbe superato).
E la personalizzazione, l’individualizzazione, la laboratorialità, la collegialità, la condivisione, lo sviluppo delle competenze, di cui sono pieni i documenti ministeriali, sono vuote parole, l’ultima frontiera del burocratese scolastico, l’ennesima riforma gattopardesca del “tutto deve cambiare perché nulla cambi”, o richiedono da parte degli insegnanti impegno, riflessione, progettazione, collaborazione, che certo non possono mettersi in atto tra i muri di una classe e in presenza degli studenti, ma nei (rari) spazi di collegialità, o, più spesso, in riunioni informali, già oggi gratuite e volontarie, a casa, al telefono, al computer?
Insomma, caro ministro Profumo, o lei ha una visione ottocentesca della scuola (tablet a parte), o davvero crede che gli insegnanti siano una pletora di fannulloni (da smuovere, ipse dixit, col bastone e la carota, ma più bastone), oppure sta raccontando l’ennesima favola in cui la scuola ha il ruolo del capro espiatorio.
Piuttosto che modificare ex-lege un contratto vigente si discuta seriamente con i sindacati, con l’associazionismo, con il mondo della scuola tutto, su un nuovo modello di scuola, ma che sia davvero nuovo, negli spazi, nei tempi, negli strumenti.
Che nel contratto della scuola molto vi sia di obsoleto e di non rispondente ad una idea di scuola moderna ed efficace, è vero. Ma ciò non va a vantaggio degli insegnanti, come molti pensano, quasi consentisse un impegno relativo, con molto tempo libero e tre mesi di ferie. Piuttosto, va a loro detrimento, perché impedisce un reale apprezzamento dell’impegno che il lavoro scolastico richiede e ne rende impossibile la precisa quantificazione.
Credo che molti insegnanti sarebbero favorevoli ad un orario lungo, con uno stipendio congruo, in cui fossero concentrate tutte le incombenze che il loro lavoro richiede, dalla preparazione delle lezioni e dei compiti alla loro correzione, in luoghi adeguatamente attrezzati, agli incontri con gli studenti e le famiglie, agli interventi di approfondimento e recupero.
Ma questo significherebbe un reale investimento per la qualità. Sarebbe interessante conoscere quale partito sia disposto a dichiararsi favorevole ad una prospettiva del genere, ora che le elezioni sono vicine.
E poi, queste sei ore in più non si inserirebbero certo in una prospettiva didattica, di organico funzionale, da impiegare secondo le esigenze del progetto formativo di istituto, così da permettere ad esempio compresenze o articolazioni diversificate del gruppo classe, ma sarebbero da spendere in un’ottica meramente frontale, per coprire spezzoni vacanti o colleghi assenti, finendo così per rendere più ardue le condizioni di lavoro, svilendo la qualità dell’insegnamento, e per danneggiare i precari e i giovani, ai quali pure il ministro dichiara di voler aprire le porte della scuola con il concorso appena bandito.
Insomma, un pasticcio da rispedire al mittente, e di cui chiedere una indiscutibile bocciatura alle forze politiche in cui ci riconosciamo, che avranno qui un significativo banco di prova pre-elettorale.
Infine, un’ultima beffa: il Ministro ha dichiarato che i risparmi realizzati serviranno per migliorare la sicurezza delle scuole e per arricchire la formazione degli insegnanti (magari mediante gli immancabili tablet, che sembra il ministero si stia preparando ad acquistare in larga scala). Ma formazione dei dipendenti e sicurezza degli edifici non sarebbero dovere di un efficace datore di lavoro? O forse sono i lavoratori a doverseli pagare di tasca propria, come sembra suggerire il ministro? Sarebbe come se gli operai delle industrie emiliane, i cui capannoni sono crollati per le scosse di terremoto, li riedificassero a proprie spese attraverso trattenute sullo stipendio.
Che la scuola italiana si regga sulle spalle degli insegnanti lo sappiamo già da tempo, ora, teste Profumo, la metafora diventa verità letterale.

Antonio Maiorano
(Presidente Cidi Napoli)

Lettera al Ministro Profumo di un'Insegnante molto incattivita

Signor ministro Profumo,

mi piacerebbe che questa mail arrivasse fino
a Lei e non ad uno dei suoi segretari o membri del suo staff, per
poterLe trasmettere, con le mie parole, tutta l'indignazione che provo
per le Sue ultime dichiarazioni e per i provvedimenti che il Suo
governo intende prendere riguardo alla scuola.

Mi presento: mi chiamo
Antonietta Brillante; sono dottore di ricerca in filosofia politica; ho
ottenuto tre abilitazioni alll'ultimo concorso indetto alla fine degli
anni 90;  sono entrata di ruolo nella scuola pubblica nel 2004 e
attualmente insegno filosofia e scienze della formazione presso il
Liceo Forteguerri di Pistoia.

In base a quanto ho appena letto su
alcuni quotidiani, Lei  ha argomentato la proposta di portare a 24 ore
settimanali l'attività di insegnamento dei docenti della scuola
secondaria, sostenendo che "bisogna portare il livello di impegno dei
docenti sugli standard dell'Europa occidentale".

Mi chiedo e Le chiedo
se Lei è mai stato in una scuola di un Paese dell'Europa occidentale,
possibilmente del nord-Europa. E' un interrogativo che non mi pongo da
oggi, ma che oggi, a fronte delle Sue ultime dichiarazioni, si fa più
impellente ed esige una risposta precisa.

Ebbene, io Le posso dire
che  ci sono stata. Quattro anni fa, sono stata in Danimarca, in un
paesino dello Jutland, Skive, per due settimane. Ho accompagnato una
classe ad uno scambio e, dal momento che insegno in un Liceo
pedagogico, abbiamo visitato, full-time, per 14 giorni, scuole di ogni
ordine e grado: dai Kindergarten ai Licei. Le posso anche dire che le
nostre scuole, per quanto riguarda le strutture, i materiali didattici,
gli spazi e i tempi della didattica, sono proprie di un Paese arretrato
e sottosviluppato: e di questo, la responsabilità è di chi ha deciso,
da vent'anni a questa parte che, prima, per entrare in Europa, poi, per
far fronte alla crisi, bisogna tagliare la spesa pubblica, cioè la
scuola, la sanità, le pensioni (sia mai le spese militari - vedi
acquisto degli F 135 - o le missioni militari all'estero). Per inciso,
"ricette" per le quali non è necessario un governo di "tecnici", né lo
stipendio di ministro o di
 parlamentare: le saprei proporre pure io,
che mi occupo di altro e  ho ben altre competenze.

A Skive mi sono
resa conto che, per quanto riguarda il curriculum di studi e la
didattica, con eccezione di quella che prevede l'uso di laboratori, noi
non abbiamo niente da invidiare ai Paesi europei. Non solo il livello
di preparazione dei colleghi danesi non era certo superiore al mio o a
quello di molti colleghi italiani, ma ho anche rilevato che, per quanto
riguarda lo studio analitico dei testi e delle fonti (siano essi
letterari, storici o filosofici), mediante il quale gli alunni
conseguono  diverse competenze, molti docenti italiani potrebbero avere
qualcosa da insegnare a quei colleghi.

A Skive ho anche scoperto che i
colleghi danesi, che lavorano 18 ore alla settimana, per un anno
scolastico di 200 giorni, percepiscono uno stipendio medio di 3.000
euro (parlo di 4 anni fa), a fronte di uno stipendio, quale è il mio,
di 1.380 euro, che tale resterà fino al 2017. Non solo: i colleghi di
Skive, quando hanno compiti da correggere, inviano una copia in un
ufficio a Copenaghen, che calcola il tempo medio di correzione per il
numero di alunni e computa, su quelle basi, un compenso aggiuntivo. I
docenti di Skive non devono controllare gli alunni durante i lunghi
intervalli e neppure hanno l'obbligo di incontrarsi con i genitori,
perché il rapporto privilegiato è quello diretto: docente-discente
(unica eccezione: 5 minuti di colloquio a quadrimestre, concessi ai
genitori degli alunni che frequentano il primo anno).

Ministro, sono
questi gli standard europei!

Io sono un'ottima insegnante: non solo
perché ho un livello di preparazione nelle mie discipline  persino
superiore a quello che è richiesto ad un docente di scuola superiore,
ma perché ho la capacità - lo attestano i riconoscimenti degli ex
alunni e delle loro famiglie - di coinvolgere gli studenti, di
sollecitare la loro attenzione, il loro interesse e la loro curiosità.
Sono una professionista e come tale voglio essere considerata e
trattata. Questo significa anche, signor ministro, che io non lavoro 18
ore, perché, quando torno a casa, leggo, studio, mi auto-aggiorno;
preparo nuovi percorsi didattici e di approfondimento adeguati alle
classi nelle quali mi trovo ad insegnare, che sono diverse ogni anno, e
per le quali è prevista, proprio dal Suo Ministero, una programmazione
ad hoc. Correggo i compiti, tanti compiti e non faccio test a crocette,
"a risposta chiusa", per i quali la correzione richiederebbe meno tempo
e fatica, perché ritengo
 che con quei test i ragazzi imparerebbero
poco e la stessa valutazione non sarebbe adeguata, ma propongo quesiti
a risposte aperte e saggi brevi. E quando correggo, non mi limito a
fare segni rossi, ma suggerisco alternative corrette. Ha idea di quanto
tempo ci voglia?

Io non sono un'eccezione tra i docenti della scuola
italiana, perché, fortunatamente, le nostre scuole possono contare su
una grande maggioranza di professionisti, che credono nel loro lavoro e
lo svolgono con passione ed impegno: che lo praticano come Beruf.


Quanto all'aumento delle ore di insegnamento: Lei sa cosa significa
insegnare, cioè svolgere attività didattica per lo più frontale o
lezione guidata, perché non abbiamo altri strumenti a disposizione,
per 24 ore alla settimana? Lo ha mai fatto?  Le posso dire una cosa: ho
svolto diversi lavori prima di incominciare ad insegnare e nulla è più
faticoso che guidare un gruppo di alunni sulla strada della conoscenza,
del sapere. E' una fatica fisica e mentale. E quello che affermo non ha
niente a che vedere con il problema della disciplina, con il fatto di
dover alzare la voce per farsi ascoltare: un problema che non ho mai
avuto,  neppure quando svolgevo supplenze temporanee o insegnavo nella
scuola secondaria di primo grado a ragazzini più piccoli.

E a
proposito di standard europei, signor Ministro, mi fa piacere
informarLa che a  Skive, e nelle altre scuole danesi che ho visitato, i
miei colleghi non solo non hanno cattedre di formica verde, ma hanno un
piccolo studio dove possono fermarsi, nelle ore  libere tra un impegno
e l'altro, e correggere compiti, studiare,  riposarsi. Hanno in
dotazione computer; hanno sale-professori attrezzate con cucine,
salottini con tavolini e divani, distributori gratuiti di bevande calde
e fredde. Vuole venire a Pistoia, signor ministro, a vedere che cosa ho
a disposizione io, nella mia scuola, quando devo restare intere
giornate, perché ho riunioni pomeridiane, e non posso rientrare a casa,
non tanto perché la mia abitazione dista 40 km dalla scuola, ma perché
il servizio di trasporti regionale è talmente disastroso sulla linea
Firenze-Pistoia, che sono costretta a trascorrere intere giornate fuori
casa?

Venga, e le mostrerò volentieri  la sala-professori, i bagni per
gli insegnanti e, se vorrà vederli, anche quelli per gli studenti; se
viene quando il freddo sarà arrivato, si copra bene, perché lo scorso
anno, a  gennaio, per diversi giorni,  la temperatura, nelle aule, non
superava i 10°. Le mostrerò volentieri le lavagne di ardesia, dove
tento di presentare mappe concettuali con gessi talmente scadenti che
le cimose polverose non riescono a cancellare i segni. Le mostrerò le
poche aule che hanno carte geografiche degne di un mercato del
modernariato e quelle invece ancora più spoglie, dove, però, può darsi
che penzoli un crocifisso privo di una gamba o di un braccio.

Lei
afferma che i soldi risparmiati aumentando le nostre ore di lezione,
cioè impiegando meno personale docente e aggravando le difficoltà di
una scuola già stremata, verranno investiti in futuro per creare scuole
di standard europeo. Non le credo. Sono false promesse e pure offensive
per chi nella scuola pubblica lavora e per chi crede nella sua funzione
e importanza.  Se  quella fosse stata la Sua intenzione e l'intenzione
del Suo governo, avreste dovuto cominciare perlomeno a darci dei
segnali nel corso di questi mesi: non solo questi segnali non ci sono
stati, ma quelli che abbiamo visto e vediamo vanno in direzione
opposta: l'affossamento e la distruzione della scuola pubblica (per non
parlare dell'università).

Il demagogismo non mi attira, né mi
attraggono le pulsioni anti-casta. Eppure, signor Ministro mi sento di
dirLe che Lei, come molti uomini e donne che hanno responsabilità
politiche, siete, parafrasando il titolo di un bel libro di Marco
Belpoliti, "senza vergogna": ed è ora, invece, che la vergogna venga
riscoperta come virtù civile, e diventi il fondamento di un'etica
pubblica, per un Paese, la cui stragrande maggioranza di cittadini e di
non-cittadini  non merita di essere rappresentata e guidata da una
classe politica e "tecnica", ammesso che questa parola abbia un senso,
weberianamente miope, non lungimirante, sostanzialmente incapace di
pensare all'interesse pubblico e di agire per esso.

Domani sarò in
piazza, signor ministro, a gridare con la poca voce che ho la richiesta
delle Sue dimissioni!

Antonietta Brillante

Risposta del Ministro Giarda a un'interrogazione parlamentare sul tema dell'aumento dell'orario a 24 ore


dal Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 705 di mercoledì 17 ottobre 2012

(Effetti del prolungamento dell'orario di servizio del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado previsto dal disegno di legge di stabilità per l'anno 2013 - n. 3-02543)

PRESIDENTE. L'onorevole Granata ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02543, concernente effetti del prolungamento dell'orario di servizio del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado previsto dal disegno di legge di stabilità per l'anno 2013 (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signora Ministro, insieme all'onorevole Di Biagio, all'onorevole Muro, all'onorevole Lo Presti e a tutto il gruppo di Futuro e Libertà, intendiamo interrogare il Ministro per comprendere se sono vere le notizie di stampa che ritengono inserito nel disegno di legge di stabilità per l'anno 2013 un prolungamento dell'orario di servizio degli insegnanti di primo e secondo grado, inclusi quelli di sostegno, che passerebbe dalle 18 ore attuali alle 24 previste.
Si tratta di un'idea e di un percorso assolutamente contrari sul piano delle normative vigenti e sul piano contrattuale, che determinerebbero un esubero di almeno 20, 30 mila posti legati alla supplenza. Tutto ciò in questa tormentata stagione della scuola pubblica italiana, in cui, tra i concorsi, i TFA e altre questioni, questa ipotesi determinerebbe un autentico caos nel settore senza che sia neanche percorribile dal punto di vista della normativa. Mi dispiace che si sia allontanato il Ministro Fornero perché questa vicenda rischia di generare un ulteriore incidente,
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analogo a quello degli esodati, perché forse non ci si rende conto della dimensione delle questioni che questo Governo a volte affronta.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli interroganti, in riferimento all'interrogazione relativa all'articolazione dell'orario di servizio del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado e sul numero di ore settimanali maggiore delle attuali diciotto, preciso che, rispetto al testo contenuto nel disegno di legge di stabilità, il Ministro Profumo ha ieri dichiarato la sua disponibilità a rivedere, d'accordo con i gruppi parlamentari, la proposta contenuta nel disegno di legge. L'eventuale revisione dovrà naturalmente indicare soluzioni alternative, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti dalla legge n. 135 del 2012, che stabilisce, all'allegato 2, per il MIUR, il conseguimento di un obiettivo di risparmio per il 2013 di 183 milioni di euro, per il 2014 di 173 milioni e per il 2015 di 237 milioni di euro. L'ispirazione della proposta contenuta nel disegno di legge muove dal dibattito culturale nel Paese sulla centralità della scuola. È evidente ed emerge da tutta la letteratura pedagogica ed organizzativa, nonché dai confronti con le scuole europee che il nostro sistema di istruzione e formazione ha un bisogno profondo di innovazione.
Sarebbe, ed è, importante riflettere sulla possibilità di considerare l'orario di lavoro dei docenti in modo nuovo, flessibile e capace di rispondere alle esigenze formative di tutti e di programmare ed autovalutare azioni innovative e molteplici, di progettare percorsi di recupero e di valorizzazione e dell'inclinazione dei talenti di ciascuno. Si tratta di una prospettiva culturale e politica seria, sulla quale il Ministro auspica che, a prescindere dalle soluzioni - anche diverse - che si potranno trovare per rispondere alle esigenze di bilancio, si possano confrontare le diverse opzioni miranti a costruire una scuola più equa, più solidale e più moderna.

PRESIDENTE. L'onorevole Granata ha facoltà di replicare.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor Ministro, sono parzialmente soddisfatto soltanto dell'apertura che il Ministro Giarda, a nome del Governo e quindi del Ministro Profumo, ha voluto sottolineare e cioè che il Ministro Profumo ascolterà le forze di maggioranza e di opposizione e le parti sociali. Quindi, auspico che sia impercorribile, nel contesto in cui è stata presentata, questa ipotesi che non è - lo ripeto - neanche alla luce dei contratti vigenti, possibile.
Voglio dire che siamo assolutamente favorevoli - ci mancherebbe altro - ad una grande spinta di innovazione e di modernizzazione del sistema formativo della scuola pubblica italiana. Partiamo, però, dal presupposto che la scuola pubblica italiana ha i docenti meno retribuiti d'Europa e il patrimonio di edilizia scolastica più vetusto è più carente dell'intera Europa. Allora il Governo, se vuole individuare delle priorità, inizi ad intervenire sull'edilizia scolastica, sul reclutamento degli insegnanti, chiarisca le questioni legate ai concorsi e agli attuali TFA, che tanta confusione hanno ingenerato, definisca in maniera assoluta un punto di partenza di inserimento nel sistema produttivo di quei precari che rappresentano la sostanza e la struttura materiale della scuola italiana. Infatti, da oltre 360 giorni, dopo anni e anni di insegnamento, sempre lasciati nella condizione di precari, non sono mai inseriti nelle piante organiche. Quindi, Ministro Profumo, una innovazione di questo genere può essere comprensibile soltanto se si aumenta il livello retributivo rispetto alla qualità dell'offerta formativa dei docenti. Quindi, in questo senso è auspicabile, ma estraniandosi dal contesto complessivo della scuola.

PRESIDENTE. Onorevole Granata, la prego di concludere.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Alla scuola italiana, prima ancora che il tablet e la modernizzazione, servono delle aule solide e la serenità per i docenti, che sono i peggio pagati e certamente non i peggiori d'Europa, forse migliori (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo).

Rossi Doria: il modello è la scuola elementare

Troveremo una soluzione diversa per la legge di stabilità. Perché la scuola, in questo momento, non ha bisogno di perdere posti di lavoro. Anzi, in alcune zone del Paese siamo sottodimensionati di fronte all'aumento di alunni, anche stranieri. E c’è la necessità di un orario più pieno, per coprire almeno una parte del pomeriggio.
Ho spiegato il mio punto di vista sulla proposta contenuta nella legge di stabilità sull'aumento dell’orario dei docenti a 24 ore settimanali in un’intervista su Il Messaggero.
La scuola viene da anni difficili e non ha bisogno di stravolgimenti. Ha bisogno di un giro di boa che la porti fuori dalle secche finanziarie e che stabilizzi progressivamente il personale. E ha tanto bisogno di innovazione. Su questo il Ministro Profumo ha pienamente ragione.
Penso che il modello delle scuole elementari possa essere esteso alle secondarie: una parte dell’orario da contratto deve essere previsto per la programmazione didattica, per i rapporti con le famiglie, per i collegi, per il lavoro di recupero delle carenze formative e di promozione delle eccellenze, anche scomponendo le classi e lavorando per gruppi. Questa discussione è importante e va affrontata. In Europa siamo gli unici a far coincidere l’orario di lavoro con le ore di didattica curricolare in classe. Un modello che può essere superato attraverso un grande dibattito nazionale. Che deve guardare, però, anche al tema della retribuzione, che può essere differenziata introducendo forme di carriera per gli insegnanti. Possiamo pensare di superare il patto “poche ore e bassi salari”.
Ci vuole un grande patto nazionale per la scuola che sappia riparare e innovare, pensando alla qualità della didattica e all'apprendimento assicurato a ciascun bambino e ragazzo.

Iniziative e mozioni contro l'aumento a 24 ore d'insegnamento

- Documento del Liceo Artistico “F.Menna” di Salerno
Documento Del Cine-Tv Rossellini Di Roma
Documento DelLiceo-Ginnasio Statale “Giulio Cesare”
Flash mob di protesta degli insegnanti a Roma del 28/10/2012
Flash Mob Docenti Pescara 28 Ottobre
Flash Mob di Protesta dei Professori a Roma il 21 ottobre2012
Documento del Liceo Scientifico Statale ‘G.  Peano’ di Monterotondo (Roma)
MozioneDel Collegio Dei Docenti Del Liceo Statale Linguistico E Scienze Umane “JamesJoyce” (Ariccia)
Mozione Del Liceo Scientifico Tullio Levi Civita Di Roma
Comunicato Dei Docenti Dell'istituto Di Istruzione Superiore Margherita Di Savoia Di Roma
Documento assemblea dei docenti delle scuole del Ponente genovese.
MOZIONI Liceo San Francesco D'Assisi Roma
Mozione del Collegio Unitario delle Scuole Statali annesseal Convitto Nazionale Umberto I di Torino
Mozione Dei Docenti Del Liceo “F. Vivona” Di Roma
Mozione del collegio docenti del Liceo Scientifico StataleN.Copernico Torino contro art.3 della "Legge di Stabilità"
Documento assemblea sindacale L.s.s. Leonardo da Vinci diGenova
Mozione Dell’assemblea Straordinaria Dei Docenti Del LiceoStatale “Cornelio Tacito” Di Roma
Documento dell’assemblea autoconvocata degli insegnanti diGenova e provincia
Protesta Flash Mob dei Professori a Roma del 21 ottobre 2012
Roma: insegnanti davanti al ministero contro aumento delle ore di docenza
Scuola, sit-in domenicale dei prof al Miur "Control'aumento a 24 ore dell'orario"
- Report dell'assemblea del Coordinamento Scuole di Roma del19 ottobre 2012
Documento dei docenti del Liceo Pilo Albertelli di Roma
Al Liceo Talete Di Roma Iniziano Le Ostilità
Protesta insegnanti "Orfini ip" Foligno
- Documento Collegio dei Docenti Liceo Classico Statale “G.B.Vico” di Nocera Inferiore (SA)
Assemblea permante  ANDISP

SINTESI ASSEMBLEA DEL 29/11 DEL COORDINAMENTO CITTADINO

Tutti gli interventi hanno insistito sulla necessità di continuare il lavoro del coordinamento, visto il fatto che i risultati che si sono al momento ottenuti non possono dirsi definitivi, né completi. Inoltre si è sottolineato come la scuola sia coinvolta nei medesimi processi di diminuzione dei diritti del lavoro che si riscontrano negli altri settori. 
Negli interventi si è ribadito il fatto che un problema di fondo della scuola tutta è il precariato, rispetto al quale non solo non c’è alcun piano di assunzioni, ma si è apprestato un concorso umiliante per modalità, numeri, considerazione del lavoro degli insegnanti. 
Si è anche discusso su come portare avanti la lotta nelle singole scuole. Da parte di alcuni è emersa l’esigenza c
he il coordinamento condivida una linea di azione circa POF, attività integrative, ecc. Altri hanno sottolineato come per la peculiarità delle singole situazioni e anche la diversa fase delle varie mobilitazioni, sia preferibile che ci si regoli in base ai diversi contesti.
Rimane di fondo la condivisione che non si può in alcun modo abbassare la guardia rispetto a orario, 953, considerazione generale della docenza. Lo testimoniano le gravi parole di Monti nella trasmissione di Fazio.

Sul piano operativo si è dunque deciso:

- che il coordinamento sostiene la mobilitazione dei lavoratori metalmeccanici del 6 dicembre, a cui hanno aderito già gli studenti e per la quale è già stato predisposto un comunicato. Analogamente si rivolgerà un appello alle organizzazioni firmatarie del patto sulla produttività e degli accordi sugli scatti nella scuola perché recedano.
- Che il 13 dicembre al MIUR alle ore 15,00 si svolgerà un sit-in indetto dal coordinamento cittadino delle scuole di Roma che, incentrandosi sul concorso truffa e il precariato, ribadisca le parole d’ordine a difesa e rilancio della scuola pubblica.
A tal proposito si chiede a tutti i colleghi, nei limiti consentiti, di fare obiezione rispetto a qualsiasi mansione a cui siano chiamati per l’espletamento delle prove concorsuali (17 e 18 dicembre).
- Di invitare le altre realtà italiane a una assemblea nazionale il prossimo 16 dicembre a Roma. Per questo è già stato predisposto un appello.
- Continueranno iniziative territoriali, come notti bianche o cortei a livello locale, inserite nell’ambito delle mobilitazioni del coordinamento.
- Di portare avanti l’idea di strutturare il coordinamento stesso mediante l’individuazione di portavoce per ogni scuola e la formazione di un gruppo comunicazione.

Rimane in atto anche il piano delle domeniche mattina al miur su cui maggiori informazioni può dare Alessandro.
La prossima assemblea è fissata per giovedì 6 dicembre al liceo Dante (P.zza Cavour); nei prossimi giorni la conferma.


14 Novembre Sciopero generale europeo
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10 Novembre Manifestazione della Scuola P.zza Esquilino Roma
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9 Novembre Notte bianca della Scuola Liceo Joyce di Ariccia
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6 novembre Assemblea del coordinamento al Liceo Mamiani di Roma
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domenica 4 novembre Flash mob a ROMA davanti al MIUR  ore 11. Non è una protesta soltanto contro le 24 ore lavorative, ma anche contro il DDL 953 (ex Aprea), il concorso a cattedra, l'innalzamento dell’età pensionabile, l'accorpamento degli istituti e le politiche di tagli alla scuola pubblica

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31 Ottobre Sit-In In Piazza Sempione A Roma Davanti Alla Sede Del Iv Municipio Ore 15.Oo Insegnanti, Genitori, Studenti Delle Scuole Del Iv Municipio (E Oltre...)

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Flash mob a ROMA davanti al MIUR domenica 28 ottobre ore 11. Portate i compiti da correggere!
Non è una protesta soltanto contro le 24 ore lavorative, ma anche contro il DDL 953 (ex Aprea), il concorso a cattedra, l'innalzamento dell’età pensionabile, l'accorpamento degli istituti e le politiche di tagli alla scuola pubblica

Da: Orizzontescuola

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FLASH-MOB CONTRO LE 24 ORE DI LEZIONI FRONTALI.
QUANDO: sabato 27 ottobre 2012 ore 16
DOVE: Milano, via Torino, angolo via Della Palla (davanti alla Fnac)
PER QUANTO TEMPO: 20 minuti
CHE COSA PORTARE: due carote a testa (è il simbolo di questa protesta 2012), cartelli contro le 24 ore a parità di stipendio
COSA FARE: al ritmo di un fischietto, salteremo agitando le carote come maracas.
MANDATE QUESTA MAIL A TUTTI I COLLEGHI CHE CONOSCETE, DI RUOLO E NON.
E' importante confermare l'adesione, in maniera anche anonima, indicando il numero di persone che porterete, a: fermiamole24ore@hotmail.it

Da: Ilario Neri

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Sabato 27 ottobre
Compiti in piazza!
Correzione compiti in Piazza Castello a Torino

Da: Matteo Saudino di “Insegnanti Arrabbiati”

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Domenica 28 ottobre dalle 11 alle 12 tutti in piazza Duomo a Milano per un flash mob di protesta: correggeremo le verifiche in piazza!!! Contemporaneamente anche a Roma!!! Diffondete e partecipate numerosi!!!

Da: Angela Donatiello

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FLASH MOB A BOLOGNA
Colleghi, genitori, alunni e cittadini tutti,
fate un salto in piazza Maggiore Domenica alle 11 per dire
NO ALLA FINE DELLA SCUOLA PUBBLICA.

Da: Caterina Altamore

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Venerdì ore 16.00
ASSEMBLEA DEI DOCENTI DI PALERMO Palazzo delle Aquile
(parteciperà Pietro li Causi, il creatore della petizione on line)

Da: Mila Spicoli, Giuseppina Bertini e altre 7 persone

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A Lecce, stiamo organizzando il 28/10/2012 in Piazza Sant'Oronzo alle ore 11.00. venite tutti!

Da: Alessandra Bolognini

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BARI
Domenica 28 ottobre, flash mob alle ore 11.00 in via Sparano di fronte alla chiesa di S. Ferdinando.
http://www.facebook.com/events/355791527848685/

Da: Alessandro Toriello

Segnalate altre iniziative o link a tuttoprof@gmail.com

L’università non è più un diritto per tutti


Rincari generalizzati la laurea è diventata un lusso, calano dell’8% le immatricolazioni. Indagine Adiconsum a Bologna si spendono fino a 4mila euro per l’iscrizione .Lavoratori e fuori corso i più tartassati

L’Italia non sarà più un paese con una università di massa. Non è più in grado di garantire il suo dettato costituzionale per il quale, all’articolo 34, «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». C’è una fuga dall’università italiana. Secondo Alma Laurea quest’anno c’è stato l’8% di immatricolazioni in meno. Totalmente in controtendenza con il resto d’Europa, dove siamo ultimi per studenti laureati, dopo la Turchia. E quell’8 per cento in meno sono figli di operai che hanno rinunciato a fare i dottori. Per il futuro prossimo non ci si aspetta una inversione di tendenza. Quest’anno il decreto legislativo 68/2012 sul diritto allo studio e la spending review che interviene sulle tasse universitarie costituiranno un’ulteriore gradino per le famiglie meno abbienti. Un’indagine Adiconsum ha rilevato come ogni ateneo ha applicato gli aumenti in una «giungla di distinzioni e differenziazioni che hanno reso il costo dell’Università una stangata per le famiglie». «Il sistema della tassazione universitaria rivela Adiconsum non garantisce pari opportunità di studio a tutti gli aventi diritto, tagliando fuori studenti fuori sede, con reddito basso e lavoratori».