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Esame di Stato I e II Ciclo

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Interessante sito, per Insegnanti e Studenti, dedicato all'esame di Stato del primo e secondo ciclo della scuola secondaria.

I Ciclo
- Cosa cambia
- Come si svolge
- La certificazione delle competenze
- Normativa
- Circolari e note ministeriali
- La linea del tempo
- Chi? Fa? Cosa? Quando?

II Ciclo

Le prove dell'esame di Stato 2009

Novità a.s. 2009/2010
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Comunicati stampa sull'Esame di Stato
Archivio provvedimenti
Nuovo certificato superamento prove in carta semplice 2009
Disponibile l’aggiornamento del software Conchiglia (Manuale di installazione)
Per assistenza al software Conchiglia è attivo il numero 06 94185301 e la casella di posta elettronica: conchiglia@istruzione.it

Prima prova a.s. 2008-2009
Seconde prove a.s. 2008-2009

Archivio - le prove scritte dell'Esame di Stato degli anni precedenti

Seatwave - Lo scambio di biglietti da fan a fan

progetto POLIS (Presentazione On Line delle IStanze)

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Il progetto POLIS (Presentazione On Line delle IStanze) ha come obiettivo lo snellimento dei procedimenti amministrativi. Esso è basato sul Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che sancisce il diritto da parte dei cittadini ad interagire con la Pubblica Amministrazione, utilizzando gli strumenti offerti dalle tecnologie ICT in alternativa alle modalità tradizionali basate su moduli cartacei. In particolare tale normativa cita, tra le alternative atte a garantire in modo sicuro l’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni, quella che prevede l’uso di normali credenziali di accesso come codice utente e password, a condizione che le stesse consentano di accertare l’identità del soggetto richiedente i servizi.
“Istanze On Line” vuole essere il primo passo verso questi nuovi scenari e rappresenta in definitiva una nuova modalità di presentazione delle domande connesse ai principali procedimenti amministrativi.

Registrazione
Premendo il tasto “Registrazione”, nel sito del MIUR, si accede ad apposite funzioni che consentono agli interessati di ottenere Username e Password personali per l’accesso al sistema “Istanze OnLine” del Ministero della Pubblica Istruzione in conformità con le prescrizioni del CAD. L’operazione di accreditamento prevede le seguenti fasi:

  •  registrazione dell’interessato (tramite il pulsante in fondo alla pagina)
  • ricezione della Username e della Password di accesso, del modulo di adesione al servizio e del Codice Personale (CP)
  • inserimento del CP sul sistema a conferma della ricezione della mail
  • riconoscimento in presenza del personale della segreteria scolastica scelta dall’interessato
  • ricezione della mail di attivazione dell’utenza primo accesso all'area operativa del sistema "Istanze On Line"
  • modifica obbligatoria del CP
Vai alla pagina per la registrazione
Leggi il Vademecum pdf per la Registrazione 

La precarietà sul lavoro aumenta la probabilità di soffrire di malanni psicologici

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Lo confermano osservazioni italiane e studi provenienti dalla Francia, il diffondersi della flessibilità nel mercato dell’occupazione, quando rende precario il posto di lavoro, porta a una maggiore incidenza di disturbi psicologici.

Lo studio transalpino

A testimonianza di quanto detto, una ricerca francese pubblicata sull’organo settimanale dell’Istituto di sorveglianza epidemiologica francese (InVs) dimostra che la depressione ha un’incidenza del 5% superiore tra le lavoratrici assunte “ a termine” rispetto a quanto avviene tra quelle che hanno contratti “sicuri”.

Ricerche in Italia

Sul tema, in Italia, si è esercitato l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (Ispesl). Alcune ricerche condotte dall’ente hanno rilevato che nel nostro Paese sono circa 10 milioni le persone colpite dal cosiddetto “mal d’ufficio”. Inoltre, i dati rilasciati dall’Ispesl attestano che quasi la metà degli italiani (43%) è insoddisfatta del proprio lavoro, una condizione, quella dell’insoddisfazione professionale, che facilita l’insorgere di malessere psicofisico, quali insonnia, stress e depressione.

Un fenomeno nuovo

Si tratta di un fenomeno tutto nuovo: il mondo del lavoro non era abituato a fare i conti con problemi tali e, invece, adesso si trova a dover fronteggiare quello che in gergo si chiama "IV rischio". Spiega Giovanni Pozzi, psichiatra del Policlinico universitario Gemelli di Roma Giovanni Pozzi ed esperto di Psichiatria occupazionale: "Il primo fattore di rischio sul lavoro è quello fisico, seguono quello chimico e biologico, ma oggi il fattore di rischio cui la popolazione lavorativa è maggiormente esposta è proprio quello psico-sociale, ovvero il IV rischio. Si paga il prezzo della flessibilità, che è ormai un codice del mercato del lavoro, con un aumento delle incertezze e uno sforzo di adattamento sempre maggiore. È facile che i soggetti più vulnerabili possano 'scompensarsi' andando oltre la soglia di resistenza allo stress e presentando, così, primi sintomi di disturbi psichici".

Allarme europeo

L'Italia, però, non è l'unico Paese dove si registrano dati allarmanti. Intervenuto ai lavori della giornata dedicata alla promozione della salute sui luoghi di lavoro, l'assessore del Lavoro del Comune di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna, ha sottolineato come il problema sia diffuso anche in Europa: "Le vittime di questa tipologia di stress in Europa sarebbero circa 40 milioni, con un costo per la collettività davvero impressionante. I giorni di lavoro perduti ogni anno sono il 50%, pari a circa 20 miliardi di euro. Come se tutto ciò non bastasse sappiamo che a Milano è ormai diagnosticata anche una vera e propria sindrome da lavoro precario: rimuginare continuamente sul posto che non c’è, o che finirà insieme al contratto a scadenza".
FTAOnline News

Fonte: Borsa Italiana

Bando di concorso INPDAP per 42.000 soggiorni in Italia e in Europa

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Anche quest'anno l'INPDAP bandisce un Concorso per la partecipazione in favore dei figli e orfani di dipendenti, di iscritti e di pensionati dell’Istituto, a Vacanze studio in Italia ed in Europa.




Save the Children lotta per i diritti dei bambini in tutto il mondo

Dislessia: un preciso Piano d'interventi nella Scuola

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Via alla task-force per aiutare gli alunni dislessici che siedono tra i banchi italiani. Si tratta di 350.000 ragazzi tra i 6 e i 19 anni, pari al 4-5% della popolazione scolastica, che inciampano nella lettura e che, ad oggi, non godono di aiuti specifici in classe per superare la loro problematica. Per questo il ministero dell'Istruzione, la Fondazione Telecom Italia (presieduta da Joaquin Navarro-Valls) e l'Associazione italiana dislessia hanno deciso di scendere in campo con un preciso piano di interventi.
Stamattina è stato siglato l'apposito protocollo. Sul piatto ci sono 1,5 milioni di euro stanziati dalla Fondazione che valgono per un triennio (2009-2011) e che serviranno per definire e sperimentare un protocollo di screening precoce della dislessia tra i banchi e per formare gli insegnanti. A queste due azioni, sostenute dal ministero, si aggiungeranno altri due progetti della Fondazione, dei Campus informatici per aiutare i dislessici grazie alle tecnologie e l'iniziativa dello zaino multimediale, ovvero la fornitura di libri elettronici a un campione di ragazzini che hanno difficoltà con la lettura.
"Non bisogna drammatizzare certi problemi, bisogna cercare invece di conoscerli in profondità per poter aiutare gli studenti- ha spiegato il ministro Gelmini- Da oggi parte una task force sulla dislessia proprio perchè riteniamo che sia una problematica risolvibile, ma bisogna diagnosticarla in maniera preventiva e allo stesso tempo aiutare i ragazzi a superarla". In particolare per tre anni sarà studiata l'evoluzione delle competenze di lettura di 7.000 studenti (300 le classi coinvolte) di tutta Italia. Il progetto, da titolo 'Non è mai troppo presto' servirà per mettere a punto un modello di screening precoce di problemi nella lettura.
"Questo modello, se sarà efficace- ha aggiunto il ministro- verrà diffuso a livello nazionale". Al contempo tramite un secondo progetto, 'A scuola di dislessia', saranno formati gli insegnanti. In tutto saranno coinvolti 6.000 docenti referenti che riceveranno una formazione specifica sulla dislessia. Fin qui i progetti che coinvolgono anche il ministero. La Fondazione attivera' poi dei Campus multimediali estivi, con strumenti tecnologici ad hoc per i dislessici (saranno coinvolti 60 studenti tra i 12 e 15 anni), e fornirà agli alunni dislessici libri in formato elettronico con programmi di sintesi vocale (si prevede la distribuzione di 40.000 e-book).
"La dislessia- ha spiegato Navarro-Valls- è un problema conosciuto da un punto di vista medico, ma manca spesso la strategia per diagnosticarla in tempo e per superare questo disturbo. Tra i doveri di una azienda c'è anche quello di aiutare a risolvere gravi problemi sociali. Per questo abbiamo deciso di intervenire. Per la prima volta in Italia avremo una strategia sistematica sulla dislessia che coinvolge docenti e studenti".
Secondo l'Associazione italiana dislessia "con questo protocollo- afferma la presidente Rosablanca Leo- è la prima volta che viene riconosciuto il diritto allo studio dei ragazzi dislessici. Ora però serve anche una legge che garantisca a tutti le stesse possibilità" a Senato e Camera che ancora non è riuscito ad approdare in aula.


Qualche numero sul 5 in Condotta

Nello specifico, rende noto il MIUR, nella scuola media sono stati 17.035 gli studenti che hanno riportato l'insufficienza in condotta: 5.014 nel primo anno, 5.834 nel secondo e 6.187 nel terzo. Per 1.498 studenti, quella in condotta è stata l'unica insufficienza. Il picco delle insufficienze in condotta, rileva il Miur, si registra nel Sud (8.770, per 960 quella in condotta è stata l'unica insufficienza) e nelle Isole (3.071, per 191 studenti è stata l'unica insufficienza). Seguono il Nord-Ovest (2.153, per 140 unica insufficienza) e il Centro (1.748, per 119 unica insufficienza). L'area con il minor numero di insufficienze in condotta nella scuola media è il Nord-Est (1.293, per 88 studenti è stata l'unica insufficienza). Sono state attribuite insufficienze in condotta in 712 scuole medie del Sud, in 474 del Nord-Ovest, in 347 del Centro, in 327 delle Isole ed in 294 del Nord-Est.
  Per quanto riguarda le scuola superiori, sono stati 46.490 gli studenti hanno che riportato l'insufficienza in condotta: 16.347 nel primo anno, 10.223 nel secondo, 8.950 nel terzo, 7.126 nel quarto, 3.844 nel quinto. Per 3.574 ragazzi, quella in condotta è stata l'unica insufficienza. Il maggior numero di insufficienze in condotta si registra negli istituti professionali (22.052, per 1.567 unica insufficienza) e tecnici (18.822, per 1.455 unica insufficienza). Seguono il liceo scientifico (2.262, unica insufficienza per 207), l'istruzione artistica (1.547, unica insufficienza per 236), l'ex-istituto magistrale (1.289, unica insufficienza per 70), il liceo classico (471, unica insufficienza per 33) e il liceo linguistico (47, unica insufficienza per 6). Sono state attribuite insufficienze in condotta in 968 istituti tecnici, in 837 istituti professionali, in 223 licei scientifici, in 116 istituti d'istruzione artistica, in 112 ex-istituti magistrali, in 94 licei classici, in 14 licei linguistici.

Save the Children lotta per i diritti dei bambini in tutto il mondo

la Corte Europea accoglie il ricorso italiano sul Crocifisso in classe

Apprendo con vivo compiacimento la notizia dell'accoglimento, da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, della domanda di rinvio davanti alla Grande Camera del caso Lautzi, sull'affissione del crocifisso nelle aule scolastiche. E' con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l'Italia aveva presentato alla Corte". Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, annuncia così il successo dell'Italia davanti alla Corte europea, la stessa che il 3 novembre scorso aveva sancito che non si potevano tenere crocifissi in classe perché la loro presenza avrebbe costituito "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e violato anche "il diritto dei loro figli alla libertà di religione". Il caso era stato sollevato nel 2002 da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia residente ad Abano Terme (Padova) che aveva chiesto al preside dell'istituto Vittorino da Feltre di togliere il crocifisso dalle aule dove studiavano i suoi due figli. La donna aveva espresso la propria contrarietà facendo riferimento anche ad una precedente sentenza della Corte di Cassazione senza però ottenere risposte positive dalla scuola. Di qui la decisione di rivolgersi al Tar del Veneto prima (nel 2002) e, poi, visto l'ostruzionismo del ministero dell'Istruzione, alla Corte di Strasburgo (nel 2006).

Disabili: "scaricati" dalle scuole private

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"Signora, ma perchè non iscrive suo figlio in una scuola statale? Lì sono organizzati meglio. Noi i ragazzi disabili non li prendiamo, non sapremmo come gestirli, non abbiamo insegnanti di sostegno". Iscrivere un bambino alla scuola paritaria può diventare un percorso a ostacoli per un padre o una madre se quel figlio ha una disabilità.
Non bastano le difficoltà quotidiane e il pensiero assillante di quel giorno in cui mamma e papà non ci saranno più. Ci si mettono pure le discriminazioni in ambito scolastico. Eppure la legge sulla parità del 2000 prevede che le scuole che ottengono il sì del ministero debbano accogliere tutti, disabili compresi. Tanto che ogni anno vengono stanziati dei fondi per il sostegno. Il concetto lo ha ribadito anche il tribunale di Roma nel 2002 e nel 2008 il ministro Mariastella Gelmini ha rincarato la dose con un decreto in cui si dice che si ottiene la parità solo se si rispettano le norme di inserimento degli alunni disabili.
Fin qui la legge, ma nella realtà regna il fai-da-te. Una giungla in cui la Dire ha deciso di avventurarsi. Telefono alla mano, abbiamo contattato numerose scuole private paritarie, scoprendo che molte volte il bambino disabile riceve un "no". Ma anche quando scatta il "si'" arrivano i problemi sul sostegno. E su questo punto la confusione è totale. C'è chi dice "noi non ci attiviamo neanche per averlo", scaricando la colpa sul ministero "che non garantisce i rimborsi, che stanzia pochi fondi", chi chiede rette aggiuntive per pagare l'insegnante in più, chi contributi parziali.
Qualche esempio. Chiamiamo un noto istituto privato romano, di quelli che pubblicizzano la loro attivita' a forza di maxi cartelloni. Ci risponde una cortese segretaria a cui chiediamo di iscrivere alla prima elementare un bimbo affetto dalla sindrome di down. "Non credo ci siano problemi- risponde la donna in un primo momento- chiedo alla direttrice". Poi il verdetto cambia: "Non abbiamo l'insegnante di sostegno in questo momento. Può provare nelle scuole statali dove il sostegno c'è sempre. Le iscrizioni sono ancora aperte".
Il no è condito da un "mi dispiace" che si ripete ad ogni diniego, con, appunto, il consiglio di mandarli alla statale, i bambini con disabilità, perchè li', si sa, sono "più organizzati". Di fatto, uno scarica barile. Che penalizza le scuole pubbliche e, soprattutto, le famiglie, che non hanno libertà di scelta su dove far studiare i figli. Cambiamo ciclo scolastico, ci riproviamo con le superiori. Di nuovo scegliamo un istituto paritario romano dei più pubblicizzati.
Anche qui scatta il no al ragazzo down: "Non sappiamo come gestirli- risponde un uomo al centralino- non abbiamo l'obbligo di prenderli, non ricadiamo nella legge della scuola pubblica. Non prendiamo ragazzi con disabilita'". Il problema è il sostegno? Domandiamo. "No, è che non li prendiamo proprio perchè ci si viene a creare un problema. La cosa migliore, signora, è la statale, che è più organizzata di noi". Ci risiamo.
In un istituto cattolico gestito da una grande fondazione (la struttura è a Roma e ha laboratori, centri sportivi, teatro, piscina) si aprono le porte per il nostro bambino che deve andare in prima, ma, ci dicono dalla segreteria, "noi siamo una scuola paritaria e vi dovete prendere l'onere del sostegno. In attesa che il ministero vi riconosca le ore e vi rimborsi, ma chissà quando avverra'". Scoraggiarsi è d'obbligo.
In un'altra scuola cattolica blasonata della Capitale ci dicono che "non c'è un sì o un no a priori, certo poi bisogna vedere se si concretizzerà l'iscrizione". Ci lasciano nel dubbio. Istituto di suore a Milano: il sostegno non c'è, il bambino non trova spazio. "Il fatto- ci dicono- è che il ministero paga solo un 'quid'...". Colpa di viale Trastevere, insomma, se un bambino non può scegliere la scuola che vuole.
In un istituto di Verona ci dicono che anticipano loro la "retta integrativa per la disabilita'". Poi la famiglia chiederà un sostegno alla Regione che andrà girato all'istituto. "E se non ce lo danno?". "Non è mai capitato, ma certo il rimborso si potrebbe fare in molte rate". Si parla, infatti, dello stipendio di un docente per un anno. E anche al Sud la musica non cambia: a Palermo ci invitano a portare il nostro bimbo alla statale, "da insegnante- ci dice una operatrice- le dico che è meglio".