google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0 TUTTOPROF. google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0

Per Confindustria ci vuole "uno scatto di reni" per far ripartire l'economia

A conferma di quanto sia stata scellerata la scelta del Governo di intervenire sulle retribuzioni degli statali, ispirati dal presidente della confindustria con i suoi ossessivi "tagliare, tagliare, tagliare" ora il Centro studi della Confindustria snocciola dati statistici inequivocabili sulla situazione degenerata e non migliorata dell'economia italiana.
Il Centro studi di Confindustria «stima che il 2010 si chiuderà con 480 mila persone occupate in meno rispetto al 2008». Con un ricorso alla cassa integrazione «che rimarrà alto per il resto del 2010». Sono 450 mila sono i posti di lavoro già persi a fine giugno, altri 30 mila sono «a rischio» nella seconda metà dell'anno. Per il CsC «l'occupazione non ripartirà prima dell'anno prossimo», con una stima del +0,4% delle unità di lavoro, ed un tasso di disoccupazione che «salirà, terminando il 2011 al 9,3%».

LA RIPRESA PERDE SLANCIO Sul fronte della ripresa «la performance dell'Italia è tra le peggiori, così come lo era stata nella recessione». Lo sottolinea il centro studi che con il rapporto di autunno ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2011 (al +1,3%, dal +1,6% stimato a giugno) e confermato le previsioni per il 2010. Anche in Italia la ripresa «perde slancio». Serve «uno scatto di reni nelle riforme», ci sono «nodi strutturali non sciolti».

Noi riteniamo che più che di uno scatto di reni ci voglia uno scatto di cervello e di "fantasia", come ha auspicato anche il Presidente Napolitano, che porti finalmente a far comprendere che i consumi non ripartiranno mai (e con essi l'occupazione), finchè non sarà restituito alla classe media, e in particolare agli statali, il maltolto.

Per Fini l'integrazione passa per la Scuola

Per Fini la Scuola e la Costituzione son i due i capisaldi della via italiana all'integrazione. Ne' assimilazionismo alla francese ne' multiculturalismo nordeuropeo. Gianfranco Fini pensa a un modello di integrazione che porti "i nuovi cittadini" a sentire "l'Italia come la loro patria": cosi' che possano esercitare i loro diritti avendo ben presenti i propri doveri.
"Dobbiamo fare in modo di considerare la Carta Costituzionale non solo come una legge fondamentale dello Stato, che nonostante la sua anzianita' conserva la sua freschezza e attualita' nella prima parte, ma anche come Carta fondamentale per garantire la convivenza civile tra tutti coloro che sono cittadini italiani a prescindere dalla loro etnia, la loro religione e il Paese di provenienza", dice il presidente della Camera in occasione della presentazione del libro "Benvenuto nuovo cittadino italiano", dove viene accolto da un caloroso applauso della platea. Secondo Fini, quindi, "e' importante conoscere la Costituzione per coloro che vogliono diventare cittadini italiani" proprio perche' contiene "i valori e i principi della convivenza" civile.

"E' indubbio che colui che vuole diventare cittadino italiano - spiega Fini - ha diritto a mantenere la sua identita', che deve essere pero' compatibile con i valori della nostra Costituzione". A tale proposito importanti sono "l'informazione e la scuola che insegna la lingua e l'accettazione convinta della nostra Carta: i valori fondamentali della societa'".
Fini fa quindi un riferimento ai temi di attualita'. "La decisione del Parlamento francese di vietare il burqa e' non solo giusta, ma opportuna e doverosa - sottolinea - in ragione di un valore della nostra Carta Costituzionale relativo alla dignita' della donna che non puo' essere sottoposta a violenza o comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge".
E ancora, in merito alle parole del capo dello Stato sulle maggiori risorse da destinare alla scuola: "dobbiamo investire sulla qualita' del futuro dei nostri figli nell'ambito delle politiche economiche che ovviamente devono fare i conti con la situazione finanziaria del Paese. Ma credo - conclude la terza carica dello Stato - che un investimento sulla ricerca, sul sapere, sull'eccellenza e sulla scuola sia doveroso".

Youth on the Move: iniziativa UE per la mobilità degli studenti e l'occupazione giovanile

Un'iniziativa dell'UE per rinvigorire i sistemi scolastici e universitari, promuovere la mobilità degli studenti e rispondere al problema della disoccupazione giovanile.
Scopo dell'iniziativa è porre i giovani al centro del sistema educativo e della mobilità studentesca per garantire che possano acquisire le conoscenze, competenze ed esperienze necessarie per trovare un primo impiego.
Youth on the Move è una delle principali iniziative di Europa 2020 , la nuova strategia dell'UE per la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro, che punta ad un tasso di occupazione del 75% in ambito europeo entro la fine del prossimo decennio.
"Vogliamo ridurre il fenomeno dell'abbandono scolastico e accrescere il numero dei giovani nell'istruzione terziaria, in modo che possano sviluppare appieno le loro potenzialità", ha affermato la commissaria europea per l'Istruzione Androulla Vassiliou.
Un'istruzione adeguata può contribuire a migliorare le prospettive professionali di coloro che si affacciano sul mondo del lavoro. Attualmente i giovani europei in cerca di un primo impiego sono cinque milioni.
Il programma in 28 punti vuole favorire l'apprendimento informale, le capacità imprenditoriali e le opportunità di studiare all'estero. Intende anche accrescere l'attrattiva dell'Europa come luogo di studio, promuovendo una serie di università di fama internazionale.
Uno strumento di microfinanziamento darà un sostegno ai giovani imprenditori per aiutarli a far crescere la loro attività.
Nell'ambito dell'iniziativa, l'UE incoraggerà gli Stati membri ad adottare un sistema di "garanzia per i giovani" per assicurare che ogni studente possa trovare un posto di lavoro, seguire una formazione o avere un'esperienza lavorativa entro sei mesi dalla fine degli studi.
L'iniziativa "Youth on the Move" avrà un apposito sito web, che potrà essere visitato da tutti coloro che desiderano studiare o svolgere un tirocinio all'estero, mentre è in programma un nuovo passaporto europeo delle competenze da usare in tutta l'UE. Il prossimo 17 settembre dalle 15 alle 16 la commissaria europea Vassiliou parteciperà ad un dibattito online sull'iniziativa. Eventuali domande possono essere inviate in anticipo in qualsiasi lingua dell'UE all'indirizzo: EAC-YOM@ec.europa.eu.

Tribunale di Taranto - Sentenza n. 542-2006 - Permessi retribuiti - illegittimità del rifiuto da parte del dirigente scolastico.

I permessi retribuiti non devono essere oggetto di concessione da parte del dirigente, tenuto conto che la norma collettiva (art. 15 del CCNL 2002-2005) usa il termine "attribuiti" anziché "concessi" (per come avveniva nei precedenti CCNL), e che i sei giorni di ferie vengono fruiti durante il periodo di attività didattica.
Pertanto il dirigente scolastico non può rifiutare il permesso retribuito o le ferie di cui all'art. 15 comma 2 neanche nell'ipotesi in cui tali assenze siano incompatibili con le esigenze di servizio.

fonte: dirittoscolastico.it

Chiarimento della UIL SCUOLA del 23 settembre 2009

Permessi retribuiti per motivi personali o familiari

Pervengono alla scrivente O.S. numerosi quesiti circa la fruizione dei permessi retribuiti per motivi personali o familiari. Per meglio comprendere il testo dell’art. 15, comma 2 del vigente CCNL è utile un excursus storico che permette di comparare l’istituto del permesso retribuito per motivi personali o familiari nella sua evoluzione normativa:

• L’art. 21, comma 2, del CCNL sottoscritto il 26/05/1999 recitava: “A domanda del dipendente sono, inoltre, concessi nell’anno scolastico tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari”;

• L’art. 15, comma 2, del CCNL 24/07/2005 recitava: “A domanda del dipendente sono, inoltre, attribuiti nell’anno scolastico tre giorni di permesso retribuito …”;

• Il vigente contratto di lavoro, sottoscritto il 29/11/2007, regola l’istituto del permesso retribuito all’art.15, comma 2, che, testualmente, recita: “ Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità sono fruiti sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art.13 comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.

Dal tenore letterale dell’istituto contrattuale si evince chiaramente che, una volta presentata la domanda, il dipendente ha diritto a fruire all’assenza nei termini specificati nell’istanza.

In primo luogo, il Dirigente non ha titolo a concedere o non concedere, atteso che la materia di cui si discute non afferisce agli interessi legittimi, ma ai diritti soggettivi.

In secondo luogo, preso atto che si tratta di diritti soggettivi, il Dirigente non ha titolo ad ostacolare la fruizione essendo tenuta, per contro, a garantire il godimento del vantaggio in capo ad un soggetto, che ha facoltà di perseguire il proprio interesse godendo della protezione dell’ordinamento.

Infine, va detto che eventuali difficoltà organizzative della scuola non possono costituire elemento ostativo alla fruizione del diritto soggettivo che, in caso contrario, verrebbe ridotto a mero interesse o, al più, a diritto affievolito.

Va chiarito che quanto affermato precedentemente, relativamente ai docenti, vale anche per sei giorni di ferie da fruire nei periodi di attività didattiche.

Tale fruizione può comportare oneri aggiuntivi (se necessario nomina di supplente) perché si prescinde dalle condizioni di cui all’art. 13, comma 9.

Il Segretario Generale

Luigi Panacea

Lauree ad hoc per diventare insegnanti

 Lauree specifiche abbinate a un anno di tirocinio direttamente in classe, questa è la novità in arrivo per chi decide di diventare insegnante. Le Ssis, Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario, lasceranno il posto a un nuovo percorso che prevede il numero dei nuovi docenti  in base al fabbisogno, per prevenire  il fenomeno del precariato.
E' quanto ha annunciato oggi il ministro dell'Istruzione Gelmini in occasione della firma del Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti, aggiungendo che tra le novità ci sarà anche una maggiore attenzione all'inglese, alle nuove tecnologie e ai ragazzi disabili.
"Il primo obiettivo (del nuovo Regolamento) è evitare l'insorgere di un nuovo precariato", ha detto Gelmini nella conferenza stampa di presentazione del Regolamento. "Dobbiamo pensare anche al futuro, ormai abbiamo l'obbligo di proporzionare la formazione alla definizione dei fabbisogni della scuola".
Il ministro ha annunciato che saranno istituiti dal 2011 accessi a numero chiuso ai corsi universitari come Scienze della formazione, con un limite pari al fabbisogno della scuola più un ulteriore 30%, destinato anche a coprire il fabbisogno delle scuole paritarie.
"Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell'Italia e sostituiamo alle vecchie Ssis un percorso di lauree magistrali specifiche e un anno di tirocinio co-progettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal sapere al saper insegnare", ha spiegato Gelmini in una nota diffusa dal ministero.
Recentemente le dichiarazioni del ministro Gelmini -- sull'impossibilità di assorbire tutti i 220.000 lavoratori precari della scuola -- avevano provocato aspre polemiche da parte degli stessi lavoratori e di una parte del mondo della politica. Poco dopo il ministro aveva detto di stare lavorando con le Regioni per fare in modo che almeno una parte di questi precari venisse assorbita.
"I posti vacanti sono 20mila, su 220mila precari", ha aggiunto oggi la Gelmini, che si è detta fiduciosa riguardo alla possibilità di assorbire nel sistema scolastico nell'arco di 6-7 anni, grazie a un buon numero di pensionamenti, i restanti 200mila, per i quali "al momento non c'è lavoro" nella scuola.

NUOVE REGOLE

Il Regolamento prevede che per insegnare nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria sia necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso, che venga aumentata la parte di tirocinio a scuola e che sia previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie.
Inoltre, "per rispondere meglio alle esigenze dei ragazzi disabili", il nuovo Regolamento inserisce in tutti i percorsi gli insegnamenti finora riservati ai soli futuri insegnanti di sostegno, in grado di consentire a tutti i docenti di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.
Per diventare insegnanti nella scuola secondaria di primo e secondo grado, sarà necessaria tra l'altro la laurea magistrale ad hoc (a numero programmato, basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie), completata da un anno di tirocinio formativo attivo (475 ore di tirocinio a scuola, di cui almeno 75 dedicate alla disabilità, sotto la guida di un insegnante tutor).
Per quanto riguarda i tirocini, "gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini (...) e avranno anche funzione di controllo e di verifica sui tirocini", spiega il ministero nella nota.
Secondo il ministero, il Regolamento tra l'altro sostituisce al sistema Ssis strutture più snelle, evitando costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria.

Campagna 2010 contro il tabagismo - "Io non fumerò mai!"

I dati più recenti a disposizione (Indagine DOXA-ISS-OFAD 2010), indicano che negli ultimi anni, l'età di avvicinamento al fumo si è andata pericolosamente abbassando. Tra i 15 e i 24 anni d'età i fumatori rappresentano il 21,9%. I maschi sono il 25,3% e le femmine il 18, 4%. In questa fascia d'età, l'indagine ha rilevato che il 34,5% dei baby-fumatori inizia a fumare prima dei 15 anni e il 50,8% tra i 15 e i 17 anni: quindi l'85,3% dei ragazzi inizia a fumare prima del 18° anno d'età, quando frequenta ancora la scuola.

Secondo i dati, il 73,4% dei giovani fumatori prende il vizio sotto l'influenza degli amici: si fuma perché "lo fanno tutti".
Il fumo è, dunque, ancora un abitudine molto diffusa fra i giovani, che cominciano a fumare per curiosità, per sentirsi più grandi, per inserirsi in un gruppo, per imitazione, per noia, per insicurezza.
Secondo i dati dell'OMS i fumatori che iniziano a fumare in giovane età e che continuano a farlo regolarmente, hanno il 50% di probabilità di morire a causa del tabacco.

E' dunque particolarmente importante prevenire l'iniziazione al fumo attraverso strategie combinate che comprendano sia interventi di promozione della salute, anche attraverso la realizzazione di campagne di sensibilizzazione, sia politiche per la riduzione dell'offerta. In questo ambito, il Ministero della Salute è impegnato, anche con l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato - competente per gli aspetti fiscali e dei prezzi, per il controllo del settore distributivo e per i controlli di legge sui prodotti – a definire azioni per limitare l'accesso dei giovani ai prodotti del tabacco. Accanto alla graduale costante diminuzione delle vendite di sigarette (pari a circa il 9,8% in meno rispetto al 2004) il Ministero ha segnalato il costante aumento delle vendite del tabacco trinciato (per le sigarette "fai da te": RYO – Roll Your Own), più che raddoppiate (+139%) dal 2004, ed aumentate ulteriormente nel 2009 (+26%). Questo tipo di tabacco, che rappresenta attualmente l'1,7 % del mercato, ha un costo inferiore rispetto alle sigarette ed è, quindi, particolarmente "appetibile" per i giovani consumatori.

Obiettivi

La nuova campagna 2010 del Ministero si rivolge quindi ai giovanissimi e si pone l'obiettivo di prevenire l'iniziazione al fumo favorendo, fin dalla prima età scolare, un atteggiamento di netto rifiuto nei confronti di questo vizio.
La campagna non trascura anche gli altri due obiettivi che contraddistinguono le politiche antifumo del Ministero della Salute: la cessazione dall'abitudine al fumo e la tutela della salute dei non fumatori.

Tono e messaggio

Per quanto riguarda lo stile comunicativo, si è deciso di evitare il ricorso ad un approccio drammatico. I messaggi proposti in modo positivo, infatti, risultano essere quelli che sono accolti più favorevolmente dal pubblico e che vengono più seguiti. E' stata, pertanto confermata la scelta di comunicazione intrapresa con la campagna 2009, cioè quella di provare ad instaurare con lo spettatore una relazione di empatica complicità attraverso il ricorso ad un linguaggio espressivo e ad un trattamento del messaggio diretto e leggero, ma comunque sempre attento ad una corretta funzione informativa.

Strumenti e mezzi

E' stato, pertanto, realizzato uno spot televisivo della durata di 35 secondi interpretato dall'attore Renato Pozzetto. Il ricorso allo stesso testimonial della campagna 2009 permette di capitalizzare, in termini di riconoscibilità della fonte e di immediatezza di comprensione dei messaggi veicolati, l'efficacia della comunicazione.
La riuscita della precedente campagna è stata anche testimoniata dal primo premio ottenuto nella categoria Comunicazione pubblica del Concorso nazionale "Aretè" - rassegna annuale che attribuisce riconoscimenti ad aziende, enti e istituzioni che si sono distinte per un'attività di "comunicazione responsabile" - per "aver lanciato un messaggio importante ed efficace grazie anche alla scelta simpatica del linguaggio".
Nello spot Renato Pozzetto è un maestro elementare che anche utilizzando un gesto surreale tipico della sua gestualità cinematografica (un dito che si accende improvvisamente per richiamare l'attenzione della classe) invita i suoi alunni ad una riflessione critica sui danni alla salute che provoca il fumo. Per tutta risposta, i bambini in modo inaspettato manifestano una consapevolezza già maturata in senso salutistico e raccontano in modo semplice e spontaneo gli svantaggi che percepiscono quando i loro genitori fumano: "la mia mamma tossisce" "il mio papà puzza!"

Lo spot si conclude con un invito ai bambini a prestare maggiore attenzione verso i rischi del fumo e con la richiesta di farsi portavoce del messaggio che non si deve fumare più. Tale invito è enfatizzato in modo corale da tutta la classe con l'espressione "TAAC!" che da due anni collega le iniziative di comunicazione contro il fumo promosse dal Ministero.
L'idea di fondo della campagna è quindi quella di informare ed imprimere nei bambini il concetto chiaro che il fumo fa male per renderli capaci di operare un domani con più naturalezza scelte a tutela della propria salute e anche della salute degli adulti a loro vicini. Sono i bambini la scommessa su cui puntare per una nuova generazione senza fumo e per stimolare gli adulti ad essere più attenti.

Tempistica

A partire dal 9 luglio lo spot sarà diffuso per un mese sulle principali reti a diffusione nazionale. Sulle tre reti RAI (negli spazi che il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio riserva gratuitamente alle pubbliche amministrazioni) sulle tre reti Mediaset e su La 7.


 

OCSE: in Europa pochi laureati, è necessario investire nell'istruzione

Secondo quanto evidenzia uno studio realizzato dall'Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)  i giovani nell'Unione Europea che si laureano sono meno rispetto a quelli di Canada, Giappone o  Russia.
Lo studio che raccomanda alla Ue di investire maggiori risorse nella Scuola ha confrontato il livello di istruzione dei giovani tra i 25 e i 34 anni, rilevando come in 21 paesi europei solo una media del 34% di loro ha compiuto un ciclo di studio universitario, contro un tasso superiore al 50% in paesi come la Corea, il Giappone, il Canada e la Russia.
Secondo lo studio, intitolato "Uno sguardo sull'istruzione 2010", il tasso massimo in Europa è quello dell'Irlanda, con il 45% del campione che ha completato un ciclo universitario.
Lo studio mette in luce anche delle conseguenze dirette tra i livelli di istruzione e il tasso di occupazione in Europa, considerando il tasso di molto inferiore dei laureati disoccupati (4%) rispetto agli altri (9%). Con questa premessa, il rapporto prospetta che con l'avanzare delle generazioni il tasso di disoccupazione in Europa possa peggiorare ancora rispetto all'attuale 10%, livello massimo degli ultimi12 anni.
"L'Europa non può rischiare di fallire in istruzione e formazione", ha detto Androulla Vassiliou, commissaria europea per l'Istruzione, la Cultura e la Gioventù, che spera che lo studio possa sollecitare nuovi investimenti comunitari nel settore.
Quest'anno la Ue ha indicato una serie di obbiettivi per i prossimi 10 anni, tra cui figura l'intento di innalzare la quota di laureati al 40%.
Secondo Pierre Mairesse, del dipartimento per l'istruzione della Commissione Europea, agli investimenti andrebbero accostate anche riforme del sistema universitario europeo.
"Gettandoci sopra soldi" non si risolverà il problema, ha detto Mairesse, secondo cui è necessario guardare anche agli sprechi e cercare maggiore coordinazione tra università europee e il settore privato, per far si che gli studenti studino effettivamente ciò che permetterà loro di inserirsi nel mercato del lavoro.

Per il ministro Gelmini è impossibile assorbire 200.000 precari

"La scuola pubblica non è in grado di assorbire tutti i 200.000 lavoratori precari della scuola", questo è quanto ha affermato il ministro Gelmini in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. "I precari che ereditiamo sono 200.000, un numero spaventoso, che è il frutto di politiche disinvolte del passato che la scuola non era in grado di finanziarie. Prima di chiedere più risorse al governo ci si deve preoccupare di ottimizzarne l'impiego. In un periodo di stretta sui conti pubblici è utopico chiedere ora più risorse".
Sulle proteste dei precari in corso, tra cui scioperi della fame in diverse regioni, il ministro ha detto che "sono in parte il frutto di strumentalizzazioni politiche. Non inconterò chi è venuto a protestare davanti a Palazzo Chigi", ha detto. "La strumentalità deriva dal fatto che non abbiamo ancora completato le operazioni (di assegnazione dei posti ai precari). Protestano senza essere stati ancora esclusi".

Il ministro ha detto di stare facendo uno sforzo di razionalizzazione circa il numero degli insegnanti non di ruolo da far lavorare, che si basa sull'entità della popolazione scolastica. La Gelmini ha inoltre aggiunto che il numero degli insegnanti di sostegno è aumentato nell'ultimo anno da 90.400 a 93.100 insegnanti. "Il problema è semmai a monte nella facilità con cui le Asl certificano la disabilità e degli abusi ci sono".